il caffè si beve anche nello spazio

non tutti sanno che nel 2015 è stato servito il primo caffè espresso nello spazio. quello che solo fino a qualche mese fa poteva sembrare un mero sogno, una chimera da inseguire con la fantasia, dal mese di maggio è realtà.

a preparare questo storico caffè è stata l’astronauta italiana samantha cristoforetti a bordo della stazione spaziale, mettendo in funzionamento la prima macchina espresso a capsule progettata per compiere le sue funzioni in assenza di gravità e secondo leggi di fluidodinamica totalmente differenti da quelle terrestri. l’orgoglio nazionale non è dato solamente dalla presenza di cristoforetti, capitano dell’aeronautica militare e prima donna italiana ad andare nello spazio, ma anche dal fatto che questa macchina isspresso è stata costruita in italia grazie alla collaborazione tra le aziende lavazza e argotec con l’agenzia spaziale italiana (asi). un caffè a forti tinte tricolori, insomma.

un traguardo impensabile fino a qualche tempo fa, sfruttato sulla terra dai centri di controllo dell’asi e di argotec per studiare il comportamento dei fluidi in assenza di gravità. in sintesi, un esperimento scientifico autentico di alta ingegneria, con il caffè espresso protagonista assoluto. e non si è trattato di un “falso”: un caffè vero e proprio, con caratteristiche assolutamente confrontabili con un caffè servito sulla terra. ovviamente, l’astronauta italiana non ha potuto gustarselo dentro una tazzina, in quanto l’assenza di gravità non lo permette, bensì in una sacchetta trasparente con cannuccia. direte voi, non la stessa cosa: la portata del risultato raggiunto, però, val bene una cannuccia! inoltre, bisogna sottolineare come la stessa sacchetta trasparente abbia permesso di osservare la formazione della crema, raccogliendo così altri dati utili ai fini degli studi condotti. inoltre, un sistema tecnologico all’avanguardia ha consentito la pulizia della parte finale del circuito idraulico, dando vita contemporaneamente a una sensibilissima differenza di pressione tale da riuscire a sprigionare l’aroma.

pesante 25 chilogrammi circa, la macchina isspresso è stata progettata per il raggiungimento di questo scopo ed è il risultato di una interminabile e approfondito lavoro di ricerca. ogni componente è stato modificato per poter funzionare nello spazio: ad esempio, l’acciaio ha sostituito la tradizionale plastica nel tubo per l’acqua, in modo da riuscire a resistere a pressioni oltre i 400 bar.

un caffè espresso spaziale quello bevuto dall’astronauta cristoforetti e chissà che tra qualche anno non saremo tutti noi a vivere la medesima esperienza extra-terrestre…

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